venerdì 1 maggio 2020

Cari bambini


Cari bambini,
è tanto che non ci si vede in questo periodo. Lo so, non è che sentite proprio la mia mancanza: me lo immagino, state bene anche senza i miei conetti nelle orecchie, le mie mani ovunque e quel gelido strumento dal nome impronunciabile sul vostro torace.
Bè, vi confesso che invece voi un po’ mi mancate. Ho detto che voi mi mancate, non certo le vostre petulanti mamme, ma voi non diteglielo.
Comunque, non è per queste inezie che vi scrivo. Ho deciso di scrivervi perché vi devo delle scuse.
Non vi chiedo scusa come rappresentante della categoria degli adulti, per avervi completamente dimenticati e messi da parte in queste settimane.  Noi grandi non facciamo altro che lamentarci perché non possiamo uscire di casa, non possiamo fare sport, non possiamo portare avanti le nostre attività produttive (quali attività poi si possono definire produttive e quali no neanche noi lo sappiamo bene o forse a volte lo confondiamo). E voi? Voi piccoli in silenzio: avete rinunciato ai giochi all' aperto, alle risate con gli amici, alle corse, allo sport, alla scuola (stare dietro al computer non è andare a scuola, ma ve lo fate andare bene) e non avete protestato o organizzato flash mob dalle finestre delle vostre camerette.
Non vi chiedo scusa per questo, dicevo, perché, statene certi, torneremo a ricordarci di voi, non appena avrete il diritto di votare e potrete finalmente svolgere attività produttive. 
Volevo chiedervi scusa perché, e i pochi vostri colleghi che mi hanno fatto visita in questi giorni lo sanno, ho dovuto togliere tutti i giochi e gli amati libri dalla sala d' attesa.
Capisco che questo sia molto triste: già non è piacevole venire a trovarmi, se poi non c' è nemmeno il conforto di qualche gioco, cosa dovreste venire a farci.
Non so se, quando e come la sala d' attesa tornerà ad essere un fugace felice preludio alla visita o una piccola finale consolazione dopo la visita, ma vi faccio due promesse.
La prima è che d'ora in poi nasconderò la mia faccia dietro una mascherina, così da celare un po’ la vergogna per questo brutto torto che vi faccio.
La seconda è che continuerò a leggervi libri, tirare fuori elefanti e mucche dalle vostre piccole orecchie o ranocchie dalla bocca, continuerò a dire alle vostre mamme di farvi tante coccole e proverò a dare il meglio per continuare a prendermi cura di voi.
State bene, cari bambini
A (non tanto) presto
Dott. Michele

sabato 18 aprile 2020

Ancora Covid: aspetti clinici e sociali



È necessario tornare a parlare di Covid. Gli aggiornamenti sono doverosi in questa fase.
Lo spunto questa volta deriva da una analisi pubblicata su una delle principali riviste italiane di pediatria, Medico e Bambino.
Lo studio consente di fare il punto sugli aspetti clinici del coronavirus in età pediatrica, ma si sofferma anche sulle ripercussioni sociali, economiche e culturali derivanti dall’epidemia.
Partiamo dalle buone notizie:
 i dati confermano che l’impatto clinico del coronavirus in età pediatrica è nettamente inferiore rispetto a quanto avviene nella popolazione adulta.
Infatti, l’incidenza del Covid 19 nei bambini e nei ragazzi fino a 19 anni di età è di circa 1.7% (decisamente più bassa rispetto alla media delle incidenze nelle altre fasce di età, che è di circa 13%a livello nazionale).
Inoltre, è importante sottolineare che:
·         fra i casi registrati in età pediatrica, il 90% non mostrava alcun sintomo o presentava sintomi lievi.
·         quando i sintomi sono presenti hanno una gravità decisamente meno rilevante rispetto a quanto avviene in età adulta (febbre più bassa, meno tosse e quasi mai difficoltà respiratoria)
·         raramente i casi di Covid in età pediatrica hanno necessitato di ricovero ospedaliero.
·         la malattia determina sintomi decisamente più impegnativi qualora il paziente presenti già una pregressa patologia, mentre decorre in modo più lieve nel caso in cui il soggetto positivo goda di buona salute.
Questi aspetti erano già in gran parte noti e noi pediatri li ripetiamo ormai da diverse settimane.
Gli aspetti meno noti, che attualmente stanno emergendo, non solo nel nostro Paese, ma anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti derivano dalle conseguenze derivanti dalla chiusura delle scuole. Questa è una misura doverosa e, per quanto dolorosa, necessaria. Circa il 90% degli studenti a livello mondiale in questo momento non frequenta la scuola, una percentuale che corrisponde in termini assoluti a 1.5 miliardi di ragazzi.
Che effetti può avere la chiusura delle scuole sui nostri ragazzi?

I problemi sono principalmente due:
1.    Minore disponibilità di cibo
Per molti bambini la scuola è anche un posto dove mangiare sano, spesso l'unico posto dove mangiare sano. Si stima che più del 6% delle famiglie europee con bambini non sia in grado di garantire almeno un pasto con carne o pesce o verdure, questa percentuale sale al 14% negli USA. È ovvio che la principale preoccupazione legata alla denutrizione sia di ordine organico: un bambino denutrito non può sviluppare il suo potenziale di crescita, presenta gravi carenze, è più esposto a malattie. Ma è altrettanto vero, e non meno importante, che sarà un bambino con inevitabile deficit delle prestazioni scolastiche. 

2.    La sospensione delle attività scolastiche induce un aumento del gap delle capacità scolastiche fra i bambini appartenenti a famiglie con alto grado socioeconomico e bambini di famiglie meno avvantaggiate.
Se pensiamo che questo fenomeno era già evidente durante le normali vacanze estive, capiamo quanto possa essere ancora più accentuato in questo lungo periodo di forzata chiusura.
In questa specifica circostanza, infatti, per stare al passo con le nuove modalità di didattica sono necessari dispositivi tecnologici (e la capacità di utilizzarli) ed una affidabile connessione internet. Tali risorse sono meno presenti nelle famiglie a basso reddito. 
Una ulteriore riflessione riguarda gli ambienti domestici nei quali i nostri bambini sono da settimane forzatamente confinati. 
I bambini appartenenti a famiglie meno agiate spesso vivono in ambienti piccoli, senza spazi riservati, non adeguatamente riscaldati e illuminati, condizioni quindi non ottimali per seguire le lezioni o fare i compiti.

Lasciamo per ultimo un aspetto non certamente meno importante: le famiglie meno abbienti sono spesso quelle i cui adulti vivono condizioni lavorative meno stabili e saranno quindi quelle maggiormente colpite dalle conseguenze economiche che la crisi sanitaria sta producendo e produrrà. I bambini ne saranno inevitabilmente coinvolti. 
Possiamo quindi concludere che la principale minaccia del Covid in età pediatrica non sia rappresentata dai rischi clinici o sanitari, abbiamo visto che da questo punto di vista i bimbi sono molto più resistenti degli adulti; le conseguenze più gravi le affronteremo probabilmente sul lungo periodo e si tradurranno in seri deficit educativi. La vera sfida si trasferisce quindi sul piano sociale.
Questo quadro piuttosto fosco impone l'impegno del mondo della politica e dell'istruzione affinché per i più piccoli sia garantita l'adeguata fornitura di cibo in primis e quindi puntuali risposte ai bisogni educativi.  È necessario inoltre che al rientro si verifichi con attenzione, ma senza colpevolizzare, il divario creatosi fra i bambini e attuare adeguate misure per colmarlo. 
Permettetemi una considerazione finale, del tutto personale. I veri esclusi dal dibattito di questi giorni incentrato su imprese, economia, servizi sanitari, sono proprio i bambini. E pensare che proprio loro hanno pagato e pagano il prezzo più alto in questa situazione di isolamento sociale, privati come sono dei giochi all' aperto e del contatto con i loro coetanei. 
È vero che i bambini non votano, ma ricordiamoci che saranno loro a doverci curare in caso di nuove pandemie, quando noi, genitori di oggi, saremmo i nonni più vulnerabili di domani.

Il post è tratto dall'articolo "Bambini e Covid 19: le due facce di una divcersa medaglia" - Marchetti, Guiducci (Medico e Bambino 4/2020)